Archivio comunicati stampa (2000)
 
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PROTOCOLLO OPZIONALE DELLA CONVENZIONE DELLA DONNA - UNA PIETRA MILIARE PER I DIRITTI DELLE DONNE

"Le donne, i cui diritti sono stati calpestati, adesso possono cercare giustizia e risarcimento presso l'ONU" dichiara Amnesty International, accogliendo favorevolmente l'entrata in vigore del Protocollo Opzionale della Convenzione della Donna avvenuta oggi.

Il Protocollo (formalmente conosciuto come la Convenzione per  l'Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne) è stato adottato dall'ONU nel 1979. Fino ad oggi, non esisteva alcun diritto per presentare una istanza individuale né per intentare alcuna procedura d'inchiesta nelle gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani.

Con l'entrata in vigore del Protocollo Opzionale, questi provvedimenti adesso esistono. Le donne, i cui diritti siano stati violati (nei casi previsti dalla Convenzione), possono presentare istanza presso il Comitato ONU per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne, ma solo dopo aver esaurito tutte le possibilità nel proprio paese e a condizione che lo Stato accusato abbia aderito sia al Protocollo Opzionale che alla Convenzione della Donna.

Il Comitato deve anche avviare una procedura d'inchiesta riservata, nei casi di presunta violazione, i risultati di tale inchiesta dovranno comprendere raccomandazioni per assicurare che giustizia sia fatta e che le vittime siano risarcite. Il paese è poi obbligato a relazionarsi al Comitato sul progresso nella messa in atto delle raccomandazioni.

Amnesty International accoglie la notizia che 13 Stati hanno ratificato il Protocollo Opzionale e che ad oggi altri 62 Stati lo hanno firmato; l'organizzazione dichiara inoltre che continuerà la sua Campagna per la ratifica dello stesso.

22 dicembre 2000
Amnesty International

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CECENIA: DELITTO SENZA CASTIGO

L'11 dicembre 1994 le forze armate russe invadevano la Cecenia per prevenirne la secessione dalla Federazione. Il conflitto terminò due anni dopo, con un bilancio terribile di violazioni dei diritti umani. Nessun militare è stato però mai indagato per i crimini contro i civili. E' presumibile che nel secondo conflitto scoppiato nel settembre 1999 viga lo stesso clima di impunità.

Nessun procedimento è stato infatti avviato in merito ai numerosi massacri di civili, all'uso indiscriminato della forza e alle torture nei cosiddetti "campi di filtraggio". Lo scorso anno Amnesty International chiese all'ONU di indagare su questi crimini. La Commissione per i Diritti Umani decise soltanto l'istituzione di una Commissione di inchiesta russa. Un anno dopo, nessuna delle figure preposte alle indagini (la Commissione Pubblica Nazionale e il Rappresentante Speciale del Presidente per i Diritti Umani e le Libertà in Cecenia) è stata in grado di assicurare alla giustizia gli autori di violazioni gravissime.

Amnesty International è convinta che qualsiasi commissione d'inchiesta russa si rivelerà inefficace. Spetta alla comunità internazionale avviare un'indagine imparziale sui crimini subiti dai civili in Cecenia. Il seggio della Russia nel Consiglio di Sicurezza ONU è però usato per impedire azioni simili. Finché tale situazione perdurerà, non c'è alcuna possibilità di ottenere giustizia.

13 dicembre 2000

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TORTURA DEI BAMBINI: VERGOGNA MONDIALE

Amnesty International lancia un nuovo rapporto intitolato "Scandalo nascosto, vergogna segreta" sulla tortura subita in tutto il mondo dai bambini. Si tratta di un fenomeno nascosto, una realtà terribile ignorata dai governi di tutto il mondo. Gli abusi sono praticamente gli stessi a tutte le latitudini. In molti paesi è considerato normale picchiare l'arrestato per farlo confessare.

I minori sono ovunque più esposti al rischio di abusi sessuali in custodia, sia da parte degli agenti, sia degli altri detenuti. Spesso queste violenze vengono taciute, per vergogna o paura, dalle stesse vittime.In tutti i conflitti armati i bambini sono esposti al pericolo di deportazione e di arruolamento forzato. Particolarmente drammatica la situazione in Sierra Leone, con bambini costretti dai ribelli del RUF a compiere torture e massacri. Nel conflitto in corso in Israele e nei Territori Occupati, sono stati uccisi almeno 90 bambini e centinaia sono i feriti (in gran parte palestinesi).

Si calcola che almeno 100 milioni di bambini vivano nelle strade, esposti a pericoli di ogni tipo. Amnesty International ha documentato torture e maltrattamenti subite da bambini di strada in Bangladesh, Brasile, Colombia, Guatemala, India, Kenya, Nepal e Uganda. Le condizioni di vita di molti centri di detenzione, orfanotrofi e altri istituti, equivalgono spesso a torture. Si infliggono pene corporali crudeli e si praticano le forme più sadiche di violenza  psicologica.

Amnesty International chiede ai governi di tutto il mondo di rispettare gli obblighi assunti con l'adesione alla Convenzione dei Diritti del Fanciullo (ratificato da moltissimi paesi) e di fare tutto il possibile per fermare la tortura nei confronti dei minori.

8 dicembre 2000
Ufficio Stampa
Amnesty International


JUGOSLAVIA: LE PREOCCUPAZIONI DI AMNESTY

Amnesty International lancia un nuovo rapporto sulla situazioni dei diritti umani nella Repubblica Federale di Jugoslavia all'indomani dell'elezione del Presidente Kostunica. Amnesty ritiene che il rispetto dei diritti umani debba essere una condizione vincolante per l'ingresso della Jugoslavia nell'Unione Europea.

Kostunica dovrebbe ordinare l'arresto di tutti i presunti criminali di guerra (compreso l'ex presidente Milosevic) e disporne il trasferimento presso il Tribunale Penale Internazionale dell'Aja. Deve essere assolutamente spezzato il clima di impunità nei confronti di tutti quelli che si sono macchiati di crimini duranti i conflitti in Croazia, Bosnia Erzegovina e Kosovo.

Devono cessare le intimidazioni nei confronti di gruppi d'opposizione e giornalisti. Gli obiettori di coscienza attualmente incarcerati in Serbia devono al più presto avere nuovi e più equi processi.

Amnesty International chiede inoltre al Presidente Kostunica di cooperare con la Croce Rossa per fare luce sulla "sparizione" di oltre 3,000 kosovari albanesi durante la guerra e di circa 1,000 serbi e rom subito dopo.

E' inoltre necessario che sia abolita la pena di morte nelle repubbliche di Serbia e Montenegro, in modo da mettere la Repubblica Federale Jugoslava in linea con gli standard internazionali.

5 dicembre 2000


BANGLADESH: LA TORTURA COME ISTITUZIONE

Nell'ambito della campagna globale contro la tortura, Amnesty International lancia oggi un rapporto specifico sul Bangladesh. Il documento mette in risalto come fin dall'indipendenza del 1971 la tortura sia stata praticata in modo diffuso e sistematico con l'assenso o la complicità delle istituzioni. Per trent'anni la tortura è stata accettata dai vari governi che si sono succeduti come un fenomeno assolutamente normale.

Le vittime sono soprattutto dissidenti politici e sospetti criminali, ma anche donne e bambini rischiano torture e maltrattamenti. Si sono registrati numerose morti in custodia a seguito di torture. I metodi variano dalle percosse all'elettroshock. Molti gli stupri dietro le sbarre. La tortura non avviene solo a porte chiuse. La polizia picchia brutalmente i manifestanti e non esita a colpire fotografi e giornalisti. Nella maggior parte dei casi la tortura è applicata per far confessare ad innocenti crimini che non hanno commesso. Spesso i poliziotti sono coinvolti in loschi affari di droga e corruzione e usano la tortura a fini personali di persuasione e minaccia.

Il Bangladesh ha ratificato la Convenzione Contro la Tortura nel 1998. La tortura è proibita dalla Costituzione ed è un reato per il Codice Penale. Ma sono ancora in vigore leggi che di fatto la incoraggiano, come per esempio quella che consente la detenzione senza mandato di arresto.

Amnesty International chiede al governo dl Bangladesh di prendere provvedimenti immediati contro la tortura che non deve più essere una costante della vita del paese.

29 novembre 2000


JUGOSLAVIA: CONSEGNARE ALL'AJA I PRESUNTI RESPONSABILI DEL MASSACRO DI VUKOVAR

Sono passati esattamente 9 anni dal massacro di Vukovar. Era il 18 novembre 1991 quando, dopo 3 mesi di assedio, la città croata cadde in mano alle truppe dell'Esercito Federale Jugoslavo (JNA) e delle milizie serbe. Violando un accordo con il governo di Zagabria, i militari serbi prelevarono circa 260 civili inermi (tra cui molti feriti) dall'ospedale e li massacrarono a sangue freddo per poi gettarli in una fossa comune.

Amnesty International chiede oggi al Presidente jugoslavo Kostunica di arrestare i tre ex ufficiali del JNA (Mile Mrksic, Veselin Sljivancanin) incriminati nel 1995 dal Tribunale dell'Aja per l'ex Jugoslavia come responsabili dell'eccidio. Per nove anni questi uomini hanno goduto della pressoché totale impunità. Mrksic e Sljivancanin vennero addirittura promossi dopo il massacro. Belgrado deve consegnare immediatamente e senza condizioni i tre al Tribunale dell'Aja.

18 novembre 2000


ALGERIA: NON CANCELLARE IL PASSATO CON UN COLPO DI SPUGNA

"Ogni mese in Algeria, vengono ammazzate circa duecento persone, ma nonostante ciò si crede che questo paese possa avere un futuro senza fare i conti con la giustizia" dichiara Daniele Scaglione, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International. "I responsabili di torture e massacri continuano a vivere indisturbati."

Nel rapporto "Algeria: verità e giustizia oscurate dall'ombra dell'impunità", pubblicato oggi, Amnesty International affronta il tema dell'impunità nel paese. Dal 1992 le forze di sicurezza e i membri delle milizie armate dallo stato hanno commesso innumerevoli crimini e violazioni dei diritti umani, ma non hanno mai dovuto renderne conto. Questa impunità rischia oggi di essere estesa anche alle forze armate di opposizione, i cosiddetti 'gruppi islamici', che nello stesso periodo si son rese responsabili di gravissimi crimini.

La Legge di Concordia Civile voluta dal Presidente Bouteflika e approvata l'anno scorso, prevede l'esenzione dall'imputabilità per i membri di questi gruppi che non si siano resi colpevoli di violenze e si siano arresi entro il 13 gennaio 2000. Ma quali indagini sono state compiute per verificare se queste persone davvero non si siano macchiati di sangue innocente? Nessuna, a quanto risulta.

A questa legge si è poi affiancata la quasi contemporanea approvazione di una speciale amnistia presidenziale concessa ad alcuni membri e leader di gruppi armati. Provvedimenti che non sono stati varati dal sistema giudiziario e appaiono eseguiti con largo margine di discrezionalità e senza criteri precisi.

"Il rischio di un colpo di spugna sui gravi abusi compiuti dai gruppi armati negli anni recenti è oggi più serio che mai", dichiara Scaglione. "Sono bloccate anche le indagini sugli innumerevoli crimini commessi negli anni precedenti e ancora attuati al giorno d'oggi in Algeria."

Stupri, violenze, torture, uccisioni di massa, esplosioni di bombe in luoghi pubblici, sparizioni, sono tutti crimini ancora senza colpevoli. Molti famigliari di vittime attendono la verità sulla sorte dei loro cari uccisi o scomparsi, e a oggi non hanno ricevuto compensazioni o riparazioni per i torti subiti, nessuna indagine è stata conclusa con risultati soddisfacenti.

Entrata nel paese lo scorso maggio, dopo quattro anni in cui le era stato negato il permesso, Amnesty International ha nuovamente inviato una delegazione in Algeria, che sino al 19 novembre prossimo incontrerà vittime di violazioni dei diritti umani, famigliari di vittime, attivisti dei diritti umani e altri membri della società civile. Amnesty International spera inoltre di poter ottenere ulteriori informazioni dalle autorità algerine, con cui si è finalmente aperto un dialogo.

L'organizzazione per la difesa dei diritti umani chiede al governo algerino di porre immediatamente fine all'impunità di cui di fatto continuano a godere gli esecutori di violazioni dei diritti umani passate e presenti nel paese algerino.

Infine alla comunità internazionale Amnesty International chiede di dimostrare di non aver solo fatto anni di chiacchiere sulle tragiche vicende che hanno funestato il paese maghrebino. "E' necessario sostenere un processo di riconciliazione nazionale e di pace all'insegna del rispetto dei diritti umani e del ritorno alla fiducia nel sistema giudiziario" prosegue Scaglione. "Si tratta di due condizioni imprescindibili per garantire di fatto all'Algeria una pace duratura."

8 novembre 2000


ISRAELE/TERRITORI OCCUPATI: AMNESTY INTERNATIONAL CONDANNA L'ATTENTATO DI GERUSALEMME

Amnesty International condanna fermamente l'attentato dinamitardo rivendicato dalla Jihad islamica che ieri ha ucciso due civili vicino al mercato Mahane Yehuda di Gerusalemme. Gli attacchi deliberati ai civili non possono mai essere giustificati, in nessuna circostanza. Amnesty International si appella alla Jihad islamica e a tutti gli altri gruppi armati, palestinesi o israeliani, affinché cessino immediatamente simili azioni.

Dal 29 settembre 2000 oltre 150 palestinesi sono stati uccisi e almeno 4000 sono rimasti feriti dalle forze di sicurezza israeliane che hanno usato armi da fuoco per reprimere manifestazioni e disordini in Israele e nei Territori Occupati, intervenendo anche nelle aree sotto l'Autorità Palestinese. Inoltre, si sono verificati episodi di violenze reciproche tra Palestinesi e coloni israeliani, con vittime da ambo le parti.

Questa escalation di violenza può essere fermata solo con una chiara e inequivocabile presa di posizione da parte dei governi e dei gruppi di opposizione contro ogni forma di violenza e a tutela del diritto alla vita.

3 novembre 2000


50 ANNI DELLA CONVENZIONE EUROPEA SUI DIRITTI UMANI
 

Nel lanciare un nuovo rapporto sulla tortura in Europa (Failures at Fifty), Amnesty International sottolinea come la Convenzione Europea sui Diritti Umani sia un progetto ancora incompiuto a cinquant'anni esatti dalla sua adozione (4 novembre 1950). In troppi paesi molti problemi sono ancora irrisolti.

Nei primi sei mesi del 2000 Amnesty International ha riscontrato torture e maltrattamenti in almeno 25 paesi, 20 dei quali membri del Consiglio d'Europa. A dispetto dell'esemplare lavoro svolto dalla Commissione Europea per la Prevenzione della Tortura, manca ancora una volontà politica per punire chi si macchia di un crimine così orrendo.

In Turchia, ad esempio, tra il 1995 e il 1999 sono state svolte indagini su 577 agenti di sicurezza accusati di tortura. Le condanne sono state solo 10 (1,7 %). Zeynep Avci, una giovane curda, è stato torturata con l'elettroshock e violentata da agenti di polizia a Izmir nel 1996. I colpevoli se lo sono cavata con un semplice richiamo.

Clement Nwankwo, avvocato e attivista dei diritti umani nigeriano, nel 1997 era a Ginevra per partecipare ad una sessione dell'ONU. Fermato dalla polizia svizzera senza un motivo plausibile, venne picchiato e poi arrestato. Dopo 72 ore di maltrattamenti ed insulti razzisti, venne condannato per furto e resistenza alla polizia.

Amnesty International ritiene che il modo migliore per celebrare i 50 anni della Convenzione sia prendere misure concrete per porre fine all'impunità.

3 novembre 2000



ISRAELE E TERRITORI OCCUPATI: LE CONCLUSIONI DELLA MISSIONE DI AMNESTY INTERNATIONAL

Al ritorno da una missione in Israele e nei Territori Occupati, una delegazione di Amnesty International rileva che le forze israeliane, nelle recenti manifestazioni, nel proteggere vite umane, hanno ricorso a metodi militari piuttosto che alle correnti procedure di polizia.

In un rapporto rilasciato oggi sulla base di indagini effettuate su omicidi commessi da parte delle forze di sicurezza dal 29 settembre, Amnesty International segnala come l'impunità per coloro che commettono violazioni dei diritti umani, nonché le mancate indagini sulle morti di tante persone per mano delle forze di sicurezza, abbia provocato la rottura del rispetto della legge con gravi conseguenze nella regione.

Nello sforzo di rivelare la verità negli avvenimenti recenti, Amnesty International svolgerà un'altra missione in Israele e nei Territori Occupati, comprese le aree sotto la giurisdizione dell'Autorità Palestinese. La delegazione monitorerà e documenterà gli ultimi sviluppi nella regione e partirà domani.

Amnesty International ribadisce il suo appello per una commissione d'inchiesta dell'ONU nelle uccisioni e le altri abusi dei diritti umani che hanno avuto luogo in Israele e nei Territori Occupati.

19 ottobre 2000
Ufficio Stampa
Amnesty International


AMNESTY INTERNATIONAL LANCIA, IN CONTEMPORANEA IN 60 PAESI NEL MONDO, LA CAMPAGNA "PER UN MONDO SENZA TORTURA"

Dal 18 ottobre 2000 al 10 dicembre 2001 un ricco calendario di appuntamenti ed eventi mobiliterà il mondo dei media, le istituzioni, i testimonials e i membri attivi di tutti i gruppi di Amnesty.

Il lancio della campagna coincide con la presentazione del libro "Non sopportiamo la tortura" (128 pagine con fotografie di James Natchway, Gilless Peress, Ken Light, Raymond Depardon, Patrick Zackmann, Rizzoli editore, lire 39.000).

Il volume - introdotto da Luis  Sepulveda, che a suo tempo fu arrestato dal regime di Pinochet e  "adottato" da Amnesty International - mostra i differenti aspetti della  tortura nel mondo d'oggi. In particolare, viene evidenziato come si tratti di un vero e proprio business, con un incremento nella produzione e nella commercializzazione degli strumenti di tortura.

La Campagna si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti di questa pratica terribile, individuare gli strumenti giuridici e d'intervento per combatterla e raccogliere fondi per perseguire i suoi obiettivi.

Tra i sostenitori della campagna noti esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dello sport, tra cui Luis Sepulveda, Maurizio Costanzo, Sabrina Ferilli, Lella Costa, Oriella Dorella, Ottavia Piccolo, Licia Colò, Giovanni Soldini.

All'inizio del ventunesimo secolo sono ancora migliaia gli uomini che continuano a subire questa terribile pratica. Secondo i dati raccolti da Amnesty negli ultimi tre anni in oltre 150 paesi la polizia commette torture e maltrattamenti e più di 80 questi hanno provocato decessi. In 50 paesi nel mondo vengono torturati i minori.

La tortura avviene anche laddove vige la democrazia, è praticata nelle carceri come nelle abitazioni private e colpisce persone di  tutte le estrazioni sociali. Il diritto internazionale la considera  illegale e 119 paesi hanno ratificato il principale trattato che la mette al bando.

Spesso l'odio razziale e la discriminazione sessuale sono alla base di atti di tortura e maltrattamenti. In diversi paesi le donne subiscono mutilazioni genitali e punizioni corporali in nome della religione e della tradizione.

Amnesty ha inoltre predisposto un Programma per la Prevenzione della tortura praticata da chi opera per conto dello Stato. Amnesty ritiene che la sua applicazione costituirà un segnale positivo  dell'intenzione dei governi di porre fine alla tortura e di operare a livello mondiale per la sua abolizione.

Amnesty International è convinta che solo la pressione dell'opinione pubblica possa costringere le istituzioni politiche a prendere provvedimenti concreti. Gli attivisti di Amnesty creeranno delle "zone libere da tortura" in tutte le città del mondo mediante un nastro nero-giallo per sensibilizzare tutti i cittadini su questo problema.

Per ulteriori informazioni si veda la pagina delle campagne.

18 ottobre 2000
Ufficio Stampa
Amnesty International


JUGOSLAVIA: UN'OCCASIONE DA NON PERDERE

Amnesty International (presente al momento a Belgrado con il ricercatore Paul Miller) auspica che il nuovo governo della Jugoslavia non ripeta gli errori che nel recente passato hanno portato a gravi e diffuse violazioni dei diritti umani. E' indispensabi che il nuovo governo assicuri alla giustizia l'ex presidente Slobodan Milosevic insieme agli altri 4 ufficiali governativi ricercati dal Tribunale Penale Internazionale ONU per l'ex Jugoslavia.

Al momento non è infatti ipotizzabile un processo equo a carico di Milosevic in Jugoslavia. Belgrado deve perciò impegnarsi ad arrestare l'ex Presidente e a consegnarlo ai giudici dell'Aja. La comunità internazionale, dal canto suo, non deve sottrarsi ai propri impegni. Non possono esserci negoziati o amnistie per chi ha commesso crimini contro l'umanità.

Il neo Presidente Vojislav Kustunica può, in base all'art. 96, paragrafo 8 della Costituzione Federale, concedere l'amnistia a tutti coloro condannati in base alla legge federale. Amnesty International chiede a Kustunica di dimostrare il suo impegno in favore della giustizia rilasciando immediatamente tutti i prigionieri di coscienza e tutti coloro arrestati illegalmente dopo processi politici iniqui.

La Jugoslavia può aprire una nuova fase della propria storia nazionale. La costruzione di uno stato di diritto passa dalla riforma delle forze di sicurezza e da provvedimenti urgenti in favore di rifugiati e vittime di guerra. E' un'occasione da non perdere.

6 ottobre 2000
Ufficio Stampa
Amnesty International


ARABIA SAUDITA: TEMPO PER I  DIRITTI DELLE DONNE

Amnesty International lancia oggi un nuovo rapporto dal titolo "Arabia Saudita: grandi violazioni dei diritti umani delle donne". Una rete di leggi, regole, costumi e fatwa (editti religiosi) interviene in tutti gli aspetti della vita delle donne saudite. Ad esempio possono andare all'estero solo se accompagnate da un maharam (guardiano maschio) o provviste di un suo consenso scritto.

La giustizia saudita agisce in modo discriminatorio. Una donna arrestata è sempre interrogata da uomini e spesso subisce minacce ed aggressioni per essere costretta a confessare. Nel Codice del Lavoro saudita ci sono esplicite clausole discriminatorie nei confronti delle donne. Sono donne il 55% dei laureati; il 40% dei beni privati sono di proprietà di donne; 15,000 imprese di commercio appartengono a donne.

Malgrado cio' una donna non può amministrare pubblicamente alcuna proprietà, ma deve essere rappresentata da un parente maschio (wakil shar'iy).

Sono all'ordine del giorno violenze all'interno delle famiglie. Un uomo può picchiare sua moglie nella pressoché totale certezza di rimanere impunito. Particolarmente a rischio sono le lavoratrici straniere impiegate come domestiche. Il Codice del Lavoro  le esclude da qualsiasi protezione. Spesso vivono in condizioni di vera e propria schiavitù, segregate in casa e sottoposte a ritmi disumani.

L'Arabia Saudita ha di recente sottoscritto, sebbene con ampie riserve,  la Convenzione ONU sull'Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione Contro le Donne (CEDAW).

Amnesty International accoglie con favore questa decisione ma spera che le riserve non finiscano per intaccare lo scopo stesso della Convenzione.  Speranza è che il rapporto lanciato oggi sia un incentivo al dibattito sulla condizione femminile in Arabia Saudita. E' tempo che le donne saudite siano finalmente in grado di usufruire dei loro diritti di esseri umani.

Ufficio Stampa
Amnesty International
27 settembre 2000


OLTRE LO SDEGNO: I DOVERI DELL'EUROPA PER FERMARE LA PENA DI MORTE

All'indomani del forte sdegno suscitato dall'esecuzione di Derek Rocco Barnabei, Amnesty International si rivolge ai governanti europei affinché comincino al piu' presto ad agire concretamente contro la pena di morte. Le istituzioni degli stati appartenenti all'Unione Europea hanno facoltà d'intervento presso le corti nazionali, le istituzioni intergovernative e i tribunali internazionali per sollecitare il rispetto degli accordi multilaterali in materia.

Già nel luglio scorso, in un rapporto intitolato "Un mondo a  parte", Amnesty International ha denunciato i casi di 10 cittadini europei condannati a morte negli USA. In palese violazione della Convenzione di Vienna, nessuna di queste persone e' stata informata al momento dell'arresto del proprio diritto all'assistenza consolare. Un tempestivo accesso a tale assistenza, avrebbe potuto evitare la condanna a morte. L'esecuzione di due cittadini tedeschi in Arizona nel 1999, ha spinto la Germania a presentare ricorso presso la Corte Internazionale di Giustizia.

L'applicazione della pena capitale in USA continua ad essere ampiamente iniqua e discriminatoria. In Europa solo i casi più eclatanti conquistano l'attenzione dell'opinione pubblica, ma la situazione generale è scandalosamente al di sotto degli standard stabiliti dal diritto internazionale. Alla Convention Democratica del 14 agosto, il Presidente Clinton ha rivendicato la leadership mondiale statunitense nei diritti umani. Parole che stridono con i dati sulle esecuzioni negli USA.

E' tempo per i paesi europei di passare ad azioni concrete e mirate, al di là dei facili proclami di condanna. I recenti interventi presso la Corte Suprema della Florida di alcuni Ordini degli avvocati e di diversi parlamentari europei, sono indubbiamente una novità positiva. Amnesty International crede che azioni simili possano e debbano essere attuate anche dai governanti europei.

Ufficio Stampa
Amnesty International, Sezione italiana
18 settembre 2000


PINOCHET PERDE L'IMMUNITÀ: UN TRIONFO DELLA GIUSTIZIA

La Corte Suprema di Santiago ha annunciato oggi la revoca dell'immunità parlamentare dell'ex dittatore Augusto Pinochet. Quattordici i giudici che hanno votato a favore, sei i contrari. Pinochet potrà ora essere processato nell'ambito dell'inchiesta sulla "Carovana della morte". Il suo nome fa parte di una lista di 150 persone indagate per violazioni dei diritti umani.

Il giurista Alejandro Artucio, osservatore per Amnesty International nelle udienze della Corte Suprema ha commentato: "E' il trionfo della giustizia: tutte le testimonianze coincidevano. C'erano tutti gli elementi necessari ad aprire un'indagine penale ".

La decisione della Corte Suprema restituisce dignità alla magistratura cilena, dopo anni di silenzio sulle violazioni dei diritti umani commesse sotto il regime militare. Si riaccende ora la speranza di conoscere la sorte di migliaia di desaparecidos e di ottenere finalmente giustizia.

Ufficio Stampa
Amnesty International, Sezione italiana
8 agosto 2000