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acquisti: .:. Dynamic .:. “Il Carnevale degli Animali”-Milanoclassica. Recensioni,
foto, Compact disc
Le Sonate di Mozart trascritte per due pianoforti da E. Grieg
Wigmore Hall, aprile 2006
Rassegna stampa
un percorso artistico per immagini
Concerto-Conferenza
su F.Poulenc Quartetto Weber "Progetto
Sinfonia", con
Vittorio Zago Duo de Peyer-Balzaretti, clarinetto e pianoforte Duo Chu Tai-li,Carlo Balzaretti, Soprano e pianoforte
Duo Carbotta-Balzaretti, flauto e pianoforte Trio
Carbotta-Ormezowski-Balzaretti Duo Balzaretti-Carnelli, quattro mani-due pianoforti E-mail: carlo.balzaretti@fastwebnet.it
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C. Balzaretti Photo Gallery
Foto del 18 febbraio 2006:
Balzaretti, Intra Franco “Piani Diversi” Bergamo (foto di Roberto Cifarelli)
Foto “Cutting Contest”-Camera
del Lavoro-aprile ’06 (foto di Roberto Cifarelli)
Foto “Cutting
Contest”-Milano 20 luglio 2007
Carlo
Balzaretti: attività artistiche Gervase dePeyer e Carlo Balzaretti
(1990)
Un
omaggio alla grande musica con la premiata “ditta” Balzaretti-Carbotta Rossini,
Donizetti, Colla, nella prima parte, Viotti, Briccialdi e Lovreglio, nella
seconda: questo il repertorio di indubbia suggestione di un nuovo
appuntamento concertistico, nell’ambito delle “Passeggiate musicali” al
“Traetta”. Ad emozionare la platea di appassionati, un duo di caratura
internazionale, costituito dal pianista Carlo Balzaretti e dal flautista
Mario Carbotta. Entrambi, accomunati dalla profonda passione per la musica,
possono vantare un curriculum di altissimo livello,
costellato di riconoscimenti illustri, primi premi in occasione di concorsi
nazionali ed internazionali, e numerosissime performances di successo di
pubblico e critica in ogni parte del globo. Balzaretti, in particolare,
denotando una personalità assolutamente poliedrica, ha iniziato l’attività
concertistica in giovane età, esibendosi sui palcoscenici più importanti
d’Europa, d’Asia e d’America. Ha preso parte a diversi festivals
internazionali e nel 1986 è stato designato, quale unico concorrente
italiano, al concorso “Eurovision Joung Musicians” di Copenhagen; come
rappresentante italiano ha partecipato, inoltre, alle rassegne “Concerti per
l’Europa” del 1989 e 1990, organizzate dalla CEE e trasmesse dalla Rai via
satellite. Da ricordare il suo debutto al “Kennedy Center” di Washington con
la Melos Simphony Orchestra, nel 1993, e quello alla Wigmore Hall di Londra,
lo scorso aprile. Significativa anche la sua produzione discografica,
all’interno della quale si possono segnalare il cd “Album des 6, un
pianoforte tra Verlaine e Cocteau”, edito dalla DDT di Torino, “Musica da
Camera di N.Rota” per la Dynamic, tre lp per la CGD, e diverse pubblicazioni
musicali, edite da Ricordi, Warner Bros e Hachette.Altrettanto eclettica la
formazione musicale di Mario Carbotta, che ha tenuto concerti in Europa,
Medioriente, Nord Africa, Asia, Messico, Canada e Stati Uniti, esibendosi in
celebri sedi concertistiche, dal Rudolfinum di Praga all’Auditorium della
Radio Svizzera di Lugano, dalla Sala “G.Verdi” del Conservatorio di Milano al
Glenn Gould Studio di Toronto, sino al Poly Theatre di Pechino e alla
Filarmonica Lituana di Vilnius. Da solista ha suonato con prestigiose orchestre
da camera e sinfoniche, come l’Orchestra sinfonica della Provincia di Bari,
l’Orchestra sinfonica di Sanremo, l’Orchestra sinfonica lucana, oltre a
formazioni orchestrali internazionali, come l’Orchestra sinfonica di
Instanbul, l’Orchestra della Radiotelevisione della Repubblica Popolare
Cinese, la Cairo Symphony Orchestra. Animato dal desiderio di riscoprire e
valorizzare composizioni di autori dimenticati, Carbotta vanta una ricca
produzione discografica per le etichette Dynamic, Tactus, Nuova Era e
Rugginenti, oltre ad aver pubblicato, avendone curato la revisione, brani di
G. A. Fioroni, P. Nardini, P. Lichtenthal, A. Rolla per le case editrici
Carisch, Rugginenti e Bèrben.Una formazione musicale ad ampio spettro,
quindi, per entrambi gli artisti che a fine febbraio si sono esibiti nel
nostro “Traetta”, regalando profonde emozioni al pubblico in platea. Nel
corso della serata, spaziando dall’ “Andante e Allegro per flauto e
pianoforte” di Rossini alla “Fantasia brillante su un tema di Bellini per flauto
e pianoforte” di Colla, dal “Primo Notturno per flauto e pianoforte” di
Viotti sino a “Il Bouquet di Garibaldi op. 30. Fantasia militare per flauto
con accompagnamento di pianoforte” di Lovreglio, passando per la “Sonata per
flauto e pianoforte” di Donizetti e per
“La Travitata di G. Verdi. Fantasia per flauto e pianoforte” di
Briccialdi, si sono alternate mirabilmente sonorità dolci e delicate ad altre
più struggenti, pervase da accorata malinconia: una continua e precisa
variazione tonale che ha messo ulteriormente in luce una ineccepibile
sapienza d’esecuzione ed una grande sicurezza d’interpretazione. Diletta M. Cecilia
Loragno, “Primopiano” marzo ‘07 Recensione di Roberto Zambonini- Provincia di Lecco (agosto '03) Introbio
ha fatto da cornice a un'intensa serata di note in occasione del tradizionale
festival musicale «Tra lago e monti» in compagnia di Chopin. Sul palco si è
esibito il duo composto da Carlo Balzaretti e Bae Sae Won. Una piacevole e intensa serata
in compagnia di Chopin, quella offerta dal duo Carlo Balzaretti (pianoforte)
e Bae Sae-Won Cecilia (soprano) ad Introbio, nell'ambito del Festival «Tra
lago e monti». Uno Chopin rivisitato attraverso alcuni notturni, qualche
valzer, qualche mazurca, due polacche e, di raro ascolto, otto canti polacchi
per soprano e pianoforte. Un intero repertorio iscrivibile all'interno della
musica da intrattenimento, da salotto, e un intero repertorio pensato da un
compositore/interprete e, quindi, che si muove tra dimensione didattica,
intrattenimento mondano, esibizione virtuosistica... Siamo lontani dalla
poetica schumanniana ma altrettanto lontani dal classicismo viennese. Chopin
si presenta come un musicista isolato, contraddittorio, sganciato dalle
tradizioni stilistiche e scolastiche, proiettato, invece, verso una
concezione laica e borghese della musica, in parte già fuori dalla corrente
romantica. E lui, definito «poeta» della musica, non solo rifugge ogni
motivazione letteraria attribuita alle sue opere ma, rifugge anche ogni
rimando al sentimento patriottico. In realtà i riferimenti ai caratteri
nazionali della sua musica sono più riferimenti stilistici e linguistici,
piuttosto che sentimentali: una scelta artistica più che poetica. Ebbene,
queste brevi considerazioni sono necessarie per comprendere meglio
l'interpretazione offerta dal pianista Balzaretti, che ci sembra aver colto
nel segno laddove ha rivelato la poeticità di Chopin facendola scaturire
dalla musica stessa di Chopin, senza rimandi ad elementi extramusicali. Ogni
brano affrontato è stato ripercorso minuziosamente, soffermandosi sui
particolari, ricercando sul momento le giuste sonorità da esaltare in quel
momento. E, soprattutto, Balzaretti suona divertendosi nel modo giusto, cioè
nello spirito «vero» della musica da salotto. Mentre suona Balzaretti
anticipa i fraseggi cantando, si allontana e avvicina alla tastiera per
bilanciare le sonorità, utilizza i pedali in chiave timbrica, individua i
punti chiave dove indugiare e da dove riprendere nuovo slancio. Ne scaturisce
uno Chopin articolato, ricco di spunti, eppure mai mieloso. Oltretutto,
questo modo di sorseggiare le pagine di Chopin consente all'ascoltatore di
coglierne la ricchezza degli arabeschi melodici e, soprattutto, quei nessi
strutturali che recuperano la loro natura comunque classicista. I Valzer, per
esempio, ma anche i Notturni, seppur lontani dalla Vienna sfolgorante e
danzante, rivelano una coerenza strutturale del processo compositivo, una
dialettica interna, una logica tonale e armonica, ascrivibili appunto al
classicismo viennese dal quale anche Chopin non può sfuggire. Uno dei momenti
più felici della serata è risultato quello dedicato alla Polacca in la
maggiore op.40 conosciuta come «Militare». Una pagina solitamente interpretata
in modo enfatico, che, invece, Balzaretti ha restituito senza nulla concedere
alla retorica, ma esaltandone la dimensione ritmica. Ecco, allora, il suo
incedere fondarsi su quella dimensione ritmica/percussiva che riporta il
pianoforte alle sue origini costruttive. Genio della tastiera, Chopin
dimostra meno dimestichezza con la voce. Certo, reggere il confronto con
Schubert o Schumann è impresa impossibile, ma Chopin neppure ci proverà. Le
sue composizioni vocali sono occasionali e il suo rapporto con la poesia,
poco motivato. Eppure i Canti Polacchi op.74, hanno una loro bellezza che
trovano ispirazione nella tradizione polacca. Dobbiamo dire che il soprano
coreano Bae Sae-Won Cecilia, grazie ad una voce piena e rotonda sorretta da
una buona tecnica e da una certa verve interpretativa, ha restituito a queste
canzoni il loro essere sospese tra baldanza e liricità di origine popolare.
Applausi calorosi e meritati e, per concludere, due canzoni di Granados come
bis: due canti tratti da «La Maja Dolorosa», che Bae Sae-Won Cecilia ha
affrontato con la giusta determinazione sorretta dal piano di Balzaretti
attento a restituire preziosità quasi chitarristica agli arabeschi di
Granados Roberto
Zambonini, Provincia di Lecco agosto '03 |
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