Intervista

 

 

 

 

 

-         Quali sono i suoi ricordi più significativi che riguardano l’inizio dei suoi studi musicali?

 

Nella mia famiglia la musica è sempre stata di casa: mia Zia, Franca Balzaretti, ha studiato con Carlo Vidusso e mi ha introdotto allo studio del pianoforte all’età di quattro anni. Suonavo ad orecchio tutte le melodie che ascoltavo attraverso i dischi, la radio e la televisione.

Ben presto cominciai a leggere le note (prima ancor di conoscere la scrittura) attraverso degli ideogrammi che mia Zia mi proponeva di volta in volta, anche se apprendevo con facilità attraverso l’ascolto, possedendo l’orecchio assoluto fin da piccolo.

 

 

Tra i più bei ricordi della mia infanzia, il primo incontro con Carlo Vidusso lasciò in me un’impronta davvero significativa: avevo sei anni e suonavo l’Invenzione Nr.1 di J.S. Bach. Quando Vidusso si mise al pianoforte, ne rimasi davvero folgorato: dal Suo Steinway usciva un grande suono, ottenuto con il minimo sforzo.

Ricordo ogni dettaglio di quell’occasione: le foto sul pianoforte, i metronomi, il sorriso rassicurante del vecchio Maestro e la Sua incredibile  personalità.

 

Vidusso, ormai malato, mi salutò al Conservatorio con uno schiaffetto dicendomi “…mira alla Scala!”. Fu l’ultima occasione in cui vidi il grande musicista.

 

Proseguii gli studi con un altro magnifico pianista e didatta, Alberto Mozzati.

Suonava qualsiasi brano a memoria (essendo non-vedente) e quando cambiava qualche nota rispetto all’originale, la maggior parte delle volte erano più belle le Sue soluzioni rispetto all’originale.

Improvvisava meravigliosamente: una volta mia Zia si lamentò col Maestro dicendogli che io passavo interi pomeriggi a improvvisare ed inventare, invece di studiare…Mozzati cominciò a suonare un Tango con ogni sorta di virtuosismo, armonie complesse e cangianti, una genialità unite ad un” mestiere” incredibile, di chi ha passato la vita sul pianoforte-avevo nove anni.

L’eleganza con cui si muoveva nel scegliere un disco nella Sua immensa collezione, la raffinatezza nel vestire e nel porsi con gli altri, lo facevano anche un grande Maestro di stile.

Si dedicava all’insegnamento con grande passione: a volte si rimaneva a casa Sua anche tutto il giorno: quando preparai il Compimento Inferiore (avevo dieci anni) andai ogni giorno a lezione per tutto il mese di agosto: si suonava, si ascoltavano dischi, si parlava e il tempo trascorreva in compagnia di un uomo, un artista che sapeva porsi ad ogni livello, anche con un bambino scatenato quale ero io in quegl’anni.

Oggi, da insegnante di Conservatorio, amo avere lo stesso rapporto con i miei studenti che sono anche i miei migliori amici.

 

L’ascolto di tanti concerti alla Sala Verdi del Conservatorio di Milano o gli incontri con Paolo Bordoni al Conservatorio negli anni del Diploma, sono stati momenti davvero significativi nella mia formazione: un giovane insegnante che suonava magnificamente è stato davvero di grande impulso alla mia formazione artistica.

 

-         Quali sono i suoi ricordi più significativi che riguardano l’inizio della sua attività musicale (concertistica, didattica, professionale in genere)?

 

La mia attività musicale iniziò nel ’78, all’età di dieci anni: tra i miei esordi ricordo il concerto che tenni all’Angelicum sotto la direzione del grande Ephrikian. Nel terzo tempo del Concerto di Haydn, alla prova generale, il Direttore si dimenticò di darmi l’attacco dopo una corona; riuscii a recuperare il tempo perduto e ad allinearmi all’orchestra. Alla fine del concerto andai  da Ephrikian furente: Lui era estremamente divertito; mi aveva fatto uno scherzo!

 

Con Gervase de Peyer, celebre clarinettista e fondatore del Melos Ensemble, è nata un’amicizia e una collaborazione professionale che dura da più di dieci anni: avevo diciannove anni quando tenni il primo concerto in Duo con Lui in Puglia. Il confronto con un grande professionista apre davvero nuovi orizzonti per un musicista: la Sua fluidità, coerenza, eleganza e ricercatezza sono stati per me l’occasione di continui approfondimenti e scoperte, nel desiderio di valicare il limite espressivo del pianoforte che deve essere comuque superato nel repertorio cameristico.

 

-         Quali sono i progetti professionali e artistici che vorresti realizzare?

 

Innanzitutto, andare avanti a comporre: è una continua ricerca, il desiderio di scoprire sempre nuove soluzioni e nuovi percorsi.

In secondo luogo proseguire la mia attività di esecutore, nel desiderio di lasciare una mia impronta, un punto di vista, nel vasto repertorio pianistico e cameristico, occasione di continui ripensamenti, riflessioni, emozioni, che cambiano col fluire del tempo e delle esperienze.

 

Non escludo una mia partecipazione attiva al fenomeno della divulgazione musicale ad ogni livello: attraverso una buona conoscenza dei media, si può ristabilire un contatto con le nuove generazioni. Le Lezioni-concerto che tengo ormai da un decennio nelle Scuole Superiori della Provincia di Milano, mi hanno permesso di incontrare tantissimi giovani e ho potuto escogitare tante idee e soluzioni che propongo di volta in volta.

Internet, la tv via satellite, così come il dvd, sono mezzi a me ben noti e le potenzialità divulgative della tecnologia, attraverso un uso ponderato e mirato, permettono di “mantenere viva” la musica classica e di farla conoscere davvero alle nuove generazioni.

Proprio in questo periodo ho attivato diversi progetti editoriali e multimediali.