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_ La violenza quale forma d'espressione d'una follia pluripolare
_ Avvertenza
_ Presentazione
_ La violenza mascherata che si esplica per il tramite di un esecutore
_ Dominanza a sostituzione
_ I difetti amati
_ Modello confermato
_ Violenze carnali mascherate
_ Dimensione sociale
_ Conclusioni sulla follia polarizzata
_ Conclusione sulla dinamica pluripolare
_ Rieducazione terapeutica
_ Riepilogo vent'anni dopo


Lothar Knaak, Ascona
 

 

La violenza quale forma d'espressione d'una follia pluripolare

Lothar Knaak, Ascona

Avvertenza

La violenza viene definita come una forza, un impeto o una azione con cui si sopraffà la volontà altrui usando mezzi brutali o minacce. Il linguaggio stesso lascia aperto tutto lo spettro delle possibilità per mezzo delle quali la violenza si esplica. Non essendo possibile, nell'ambito di questa ricerca, esaminare il problema sotto tutti i suoi aspetti, ci occuperemo in modo specifico della violenza nell'ambito familiare, e perfino della violenza quale espressione di una follia pluripolare.

Quale psicologo e psicoterapeuta familiare dedico particolarmente il mio interesse ai moventi psicologici, che possono manifestarsi in modo pluriforme. La motivazione nascosta che costringe ad esprimersi in atti non controllati dell'ego costituisce l'oggetto della mia ricerca.

Presentazione

Dopo questa avvertenza presento un esempio di una dinamica molto complicata ma non rara. Si tratta del fenomeno della follia pluripolare con la violenza quale necessità caratteristica dal meccanismo stesso.

Centro della vicenda è un bambino con disturbi molteplici del comportamento. La madre, piena di conflitti, non è mai riuscita a realizzare il ruolo ideato per se stessa. Essa gestisce un piccolo negozio proprio di "Ramsch", cioè di ricordi, soprattutto per turisti. Come madre nubile si è sempre sentita maggiormente a proprio agio nel negozio che non a casa. Nei primi tre anni di vita il bambino è stato ricoverato in due asili nido. In seguito per un anno il piccolo viene custodito dalla nonna, piena di problemi anche lei.

Il bambino non ha mai potuto formarsi in una lingua sola, quella cosiddetta materna. Fin dall'inizio della sua possibilità di sviluppo espressivo linguistico, si è trovato sotto l'influsso di due fino a tre lingue usuali diverse, cioè il francese, il tedesco e finalmente a partire dal suo quarto anno di vita anche l'italiano. Con il quinto anno egli viene ricoverato in una casa per bambini con difficoltà ambientali. Li conquista immediatamente l'attenzione della direttrice-proprietaria, una donna a quel momento di ormai già 73 anni d'età. Donna risoluta, autocratica, la quale nel suo ambiente ha sempre impersonato l'ultima competenza direttiva. Persone con queste caratteristiche vengono riconosciute come forti.

La direttrice-proprietaria per di più figurava come una istituzione personificata ben consolidata. Fra le due guerre mondiali, durante la seconda guerra e, nel secondo dopoguerra, questo istituto ha prestato un enorme servizio umanitario di altissimo pregio - sostituendosi alle infrastrutture allora inesistenti - proprio per la rigidezza e di carattere e inflessibilità della sua direttrice. In certi ambienti essa assume per questo motivo la figura di un santuario dell'umanità pratica.

(Il problema dell'età del personaggio non viene tenuto in considerazione, ciò che avviene anche nel campo politico, dove spesso l'inflessibilità della gerontocrazia diventa fattore dominante della dinamica politica).

Nella sindrome psico-sociologico qui presentato sono rilevanti anche gli due insegnanti del ragazzo come pure il psicologo terapeuta del servizio medico psicologico, il quale simbolizza le autorità di competenza finale in tutte le relazioni sociali del caso, e non per ultimo il legale sempre mobilitato quando gli ambienti in causa tentavano una soluzione delle difficoltà causate per presenza dell'oggetto disturbante.

La violenza mascherata che si esplica per il tramite di un esecutore

Il bambino trova subito la massima protezione incondizionata da parte della direttrice dell'istituto descritto. I due giungono a formare un'unità, anche di fronte alla madre vera, la quale risponde con la gelosia, mobilitando ogni mezzo d'espressione, viziando o giungendo fino a picchiare il figlio nei giorni d'incontro.

Il ragazzo da parte sua domina con atti violenti i compagni d'istituto. Egli, per esempio, ferisce una bambina di un anno minore di lui con una zappetta in faccia.

A questo punto interviene la direttrice, in appoggio del suo protetto, incolpando dell'accaduto la bambina aggredita perché questa non avrebbe seguito gli ordini del compagno di giuoco.

Questo caso è tipico per evidenziare la natura della protezione di cui gode il ragazzo.

Nel primo anno scolastico gli riesce di costringere i compagni di scuola a portargli ogni giorno delle caramelle, per evitare d'essere picchiati (fenomeno dello shakedown).

Nel secondo anno scolastico egli influenza una compagna dell'istituto fino a costringerla ad accompagnarlo ad un supermercato, senza che questa vi entrasse, mentre lui ruba gli articoli che desidera.

Una volta sorpreso dal gerente, egli incolpa la bambina che l'aspetta piena di paura sul marciapiede, dove viene agguantata le condotta in ufficio. La bambina è accusata per reati da lei non commessi. Essa aveva, d'altra parte, già fatto la brutta esperienza di essere punita se non obbediva agli ordini del compagno che la dominava. Per i suoi lamenti e le espressioni confuse a causa dello choc, la bambina diventa l'oggetto principale dell'azione del gerente, che essa risente come punitiva nei propri confronti. Il gerente per contro intendeva unicamente accertare i fatti.

Per la direttrice dell'istituto unica colpevole è però la bambina.

Dominanza a sostituzione

Il bambino favorito prende poi l'abitudine di rubare soldi dalle borse dei visitatori. Incolpati vengono sempre però prima altri bambini, fino a quando non risulti in modo inequivocabile che sia il vero colpevole. Ma anche così esso non è mai punito nel modo rigido applicato per gli altri, tante volte innocentemente castigati al posto suo. Il ragazzo arriva poi a scassinare la finestra di una casetta secondaria dell'istituto, per impossessarsi dei libri della famiglia, a quel momento assente, che vi abitava.

La colpa viene attribuito a una ragazza di due anni più anziana del protetto.

A scuola il maestro della classe frequentata del soggetto in questione si caratterizza per la sua mano pesante e per l'impulsività del carattere. Egli viene influenzato dalla direttrice già presentata in modo tale da interpretare le azioni del bambino come reazioni all'impertinenza della compagna, proveniente dallo stesso istituto.

Il maestro finisce così con il picchiare a più riprese la bambina ed anche un'altra ancora, dello stesso istituto, un po' grassa, verso la quale usa l'epiteto "botte di lardo", quando il ragazzo protetto provoca la sua irritazione.

Per inciso occorre precisare che questa bambina, due anni più tardi dovette essere operata per un tumore endocranico.

Evidentemente i problemi, manifestatisi talvolta in un comportamento squilibrato, avevano una ragione somatica.

Finalmente il ragazzo sviluppa un sistema di vendetta molto perfido. Quando i compagni si oppongono ai suoi ordini, egli inventa accuse false che creano reazioni violente e conseguenti interventi punitivi da parte sia dall'insegnante che dalla direttrice.

Già a 9 anni riesce ad impaurire le volontarie dell'istituto (17-20 anni ca.) quando esse reagiscono alle sue impertinenze nei loro confronti, dicendo: "Ditelo pure alla direttrice. Ella crederà a me, in ogni caso, non a voi!"

I difetti amati

Le difficoltà della madre del favorito aumentano continuamente.

Ella si attende segni d'affetto da parte del suo bambino, che però mancano, essendo essi assorbiti dalla relazione con la direttrice. La madre, a questo punto, non vede altra possibilità che quello di "costringerlo" ad un sentimento inesistente, picchiandolo per "educarlo".

Informatasi del comportamento scolastico del figlio - dopo il cambiamento del docente non ottiene evidentemente più apprezzamenti favorevoli. A dipendenza di ciò punisce il figlio, picchiandolo, per il suo "peggioramento a scuola"! Il bambino reagisce componendo un testo, mal scritto ma foneticamente chiaro, dal cui contenuto risulta ch'egli si comporta bene a scuola ed apprende con bravura. Egli sottopone poi questo testo alla maestra affinché essa lo firmi, minacciando in caso contrario di suicidarsi.

Questo ricatto induce la direzione della scuola a chiedere l'intervento del servizio medico psicologico.

Del caso viene incaricato un giovane licenziato in psicologia, però senza esperienza pratica. Sulla base delle nozioni apprese egli constata una estrema carenza d'affetto e consiglia alle persone responsabili, cioè alla maestra, alla direttrice ed alla mamma, di proteggere maggiormente il bambino, di lasciarlo fare, di non reclamare, di comprendere ch'esso aveva finora sofferto per la mancanza di protezione. Le conseguenze di questi consigli sono immediate.

Durante le lezioni di ginnastica, ad esempio, allorquando due squadre gareggiano l'una contro l'altra, la maestra deve far sì che vinca sempre quella cui appartiene il soggetto in questione.

In poco tempo i compagni di classe perdono naturalmente ogni voglia di lasciarsi animare a giuochi sportivi in presenza del favorito, sapendo che la sua squadra deve vincere, anche se per mezzo di una decisione forzata da parte dell'arbitro.

A questo punto sarà a tutti manifesto come il comportamento anomalo del ragazzo fosse stato sancito dalle superiori istanze scolastiche e dall'ambiente educativo in genere.

Questo specifico comportamento viene così ad assumere carattere di modello, ed il bambino giunge al punto di potersi permettere di ingiuriare in pubblico la maestra, dandole dell'oca e della stronza.

Modello confermato

Evidentemente, durante le visite dell'ispettore scolastico viene constatato disordine nella classe, ciò che fa severamente criticare la maestra.

I bambini avevano infatti constatato che il comportamento del favorito non solo era riconosciuto ma portava inoltre tutti vantaggi possibili. Diffamazioni, atti di violenza, falsificazioni, sfruttamento del servizio prestato da altri, tutto ciò diventa l'espressione di un comportamento sociale.

Il soggetto ruba ripetutamente anche denaro della borsa della maestra, una volta perfino un valore di Fr 200.-- In poco tempo un cambiamento si manifesta a scuola, dove il ragazzo, a 11 anni, frequenta la quarta elementare. Egli contraddice continuamente la maestra. Quando lei si dedica ad altri scolari, la minaccia dicendole: "Se tu maestra non mi soddisfi, io ed il mio psicologo ti possiamo far licenziare, mi ha detto il mio avvocato".

Nel frattempo sembra che il servizio sociale abbia tentato di collocare il bambino in un altro istituto. Ma la madre e la direttrice si rivolgono ad un legale, il quale riesce ad impedire questa operazione. Il bambino è al corrente di questa faccenda, non però le altre persone implicate, come gli impiegati dell'istituto e l'insegnante.

È opportuno anche rilevare che, fino a questo momento, il soggetto era rimasto isolato dalle relazioni spontanee fra i bambini. In seguito a tutti questi fatti egli diventa un capo ricercato. Ne consegue che un QI di 0,86 non ostacola un ruolo dominante in una società.

Violenze carnali mascherate

Il caso contiene anche tutta una serie di elementi che fanno concludere a ripetute violenze carnali mascherate. Anche a questo proposito è opportuno portare un esempio. La maestra si era sempre impegnata in modo più che sufficiente. Quando il bambino in questione la interroga davanti a tutta la classe a proposito delle mestruazioni, proclamando la propria compassione per le povere donne che mensilmente perdono sangue, interpreta questo intervento come l'espressione di un'innocenza settoriale.

L'insistenza del bambino nelle domande: "È vero ciò che mi spieghi? Veramente perdi mensilmente sangue dalla vagina?" è però un esempio di cinismo prematuro.

In verità egli era già al corrente di questo segno naturale fin dall'età di nove anni, semplicemente a causa dello stretto contatto con le ragazze dell'istituto, che non avevano mai la possibilità di separarsi di lui, nemmeno in questi giorni estremamente intimi. Questo episodio dimostra l'innocenza della maestra, ma non certo quella del bambino.

Dimensione sociale

Tornando sul problema dell'intimità: Sono del parere che la socializzazione a spese di quello che può essere definito il rifugio intimo contiene molti elementi che rischiano poi di esplodere facilmente in atti violenti. Il problema della violenza nella famiglia è fondato sui meccanismi socio-psicologici di base dell'esistenza umana. Non si può migliorare le conseguenze negative di questi per mezzo di una semplice negazione della loro esistenza, ed il problema non è risolvibile con dichiarazioni e atti declamatori.

Le ideologie pedagogiche soprattutto, si basano su questi meccanismi, pur pretendendo di avere serietà scientifica. Si giunge fino a negare la brutalità di certe funzioni favorite, pretendendo che queste siano utili per il processo di socializzazione.

Il "Wohlwollensvorschuss", cioè il credito favorevole, che la nostra società concede generosamente ai malfattori, segue in grande linea il meccanismo evidenziato con l'esempio della follia pluripolare qui esposta.

L'appoggio di valori distruttivi, come lo sfruttamento della benevolenza o la maggiore protezione dei violenti a spese di coloro che tengono un atteggiamento corretto, per semplice comodità o ignoranza, è un atto irresponsabile che crea problemi con conseguenze a scoppio tardato.

Conclusioni sulla follia polarizzata

Il caso qui presentato prova che

  1. dalla carenza d'affetto materno, subita nei primi anni dello sviluppo dell'essere umano, risulta una forte tendenza all'aggressione soprattutto verso il sesso femminile.
  2. Nel nostro esempio la violenza mascherata dell'educatrice protettiva, si scatena per il tramite dell'oggetto protetto, il quale per sua natura era predisposto a questo ruolo.
  3. La simbiosi di due persone nella stessa predisposizione mentale permette la proiezione di impulsi propri in un oggetto che traspone il desiderio in attività.
  4. La predisposizione necessaria per il funzionamento di questo meccanismo sembra essere il rapporto da un superiore verso un inferiore. Soprattutto i bambini immaturi, con la loro tendenza ad esprimersi in azioni non riflesse, a mettere subito il desiderio in pratica, si prestano come strumenti d'azione. Ma anche altre dipendenze servono per mettere in atto tali meccanismi.
  5. I personaggi di secondo rango nei movimenti collettivi si aggruppano intorno a valori fissi e semplici, proprio per soddisfare il loro desiderio d'essere importanti, importanza che esiste solo nell'ambito della collettività. Quando un sistema viene accettato delle masse, un opponente viene visto come un "outsider".

Conclusione sulla dinamica pluripolare

Analizzando il materiale esposto penso di poter concludere con alcune constatazioni sulla dinamica che condiziona una follia pluripolare con espressione violenta:

  1. Alla follia pluripolare appartengono soprattutto meccanismi social-psicologici.
  2. La condizione necessaria principale sembra il desiderio di dominio assoluto di una persona praticato tramite un esecutore protetto. Lo strumento dipendente - in uno stato quasi ipnotico per rapporto alle persone dominante - compensa il senso della sua inferiorità con atti brutali, esagerando in violenza come espressione del suo squilibrio mentale.
  3. La competenza in ultima istanza nel relativo ambiente sociologico della persona dominante sembra decisiva, come pure l'organizzazione gerarchica (che si forma in ogni caso spontaneamente quand'anche l'uguaglianza rappresenti il concetto ideologico della convivenza) con una posizione chiara della superiorità e della dipendenza, cioè dell'alto e del basso.
  4. L'accumulazione delle competenze in una persona sembra una condizione secondaria.
  5. L'attribuzione della competenza è derivata dalla posizione di forza.
  6. L'istituzionalizzazione della dinamica è condizionata
    a) dall'inflessibilità della persona dominante,
    b) dalla lunga durata della situazione,
    c) dal riconoscimento dell'esperienza di vita della persona dominante in dimensioni esagerate a causa delle proiezioni di ciò che si vorrebbe essere da parte di coloro che dipendono,
    d) dal loro desiderio di adorare come condizione umana, profondamente sentita.
  7. Il radicarsi dell'influsso negli ambienti sociali circostanti (comuni, scuole, giornalismo ecc.), si sviluppa parallelamente come segno del consolidarsi di questa funzione.
  8. L'influsso fatale sul destino dei singoli ne è la conseguenza.

Rieducazione terapeutica

Certo, l'oggetto del dramma più rilevante al momento del reato è la vittima. Il soggetto però, il cosiddetto colpevole, personifica la causa primaria del delitto.

Ma anche questa personificazione di una causa è condizionata da meccanismi sociopsicologici. Per porre rimedio a delle situazioni perturbanti l'ordine interno d'una società, è necessario occuparsi non solo dei sintomi, ma soprattutto delle cause primarie.

Non è assolutamente da considerare un fatto terapeutico, quando, nel caso d'una follia pluripolare, la violenza viene diretta e scaricata verso altri. Un atteggiamento che sancisse a spese della vittimizzazione di terzi queste funzioni è nettamente asociale.

Le possibilità terapeutiche sono allora limitate dalle condizioni sociali. Lo scopo di terapia dovrebbe essere una vera socializzazione. Quando la diagnosi ha accertato una carenza d'affetto, è obbligatorio rendersi conto dei meccanismi del ricambio affettivo.

L'affetto è sempre legato all'intimità del cerchio più stretto delle relazioni.

Perciò è necessario di fondare cerchi di ricambi sociodinamici di dimensione ristretta a scopo terapeutico. In termini pratici: non può essere applicato un intervento terapeutico in cerchi di dimensione oltrefamiliare nell'ambito di classe scolastiche normali delle scuole normali.

In casi simili è chiesta una specializzazione.

Ciò significa finalmente di ristabilire condizioni strettamente familiari per compensare le carenze d'affetto causate dalla mancanza di strutture familiari; compreso il rispetto reciproco degli interessi e diritti degli altri membri della comunità familiare.

Man mano questi cerchi sociodinamici devono essere allargati a misura della capacità dell'oggetto rieducato.

Per la figura chiave del meccanismo, cioè lo strumento che rende possibile l'esecuzione del desiderio della dominanza assoluta, è inevitabile questa riorganizzazione del suo ambiente.

Vista la complessità delle influenze sulle funzioni sociopsicologiche ed i disturbi od il danneggiamento delle interazioni normali colla conseguenza d'una vittimizzazione di altri elementi deboli in questa reciprocità delle relazioni sociali, non può essere considerato terapeutico un'applicazione delle solite convinzioni ed opinioni conformi con la moda ideologica, dominante nella pedagogia teorica in un momento storico limitato.

Le regole valide della pedagogia che mira al bene della società consapevole del proprio valore tramite la reciprocità del rispetto del prossimo, necessitano quanto si può leggere come massima sopra il portale del palazzo della pace a Den Haag:

SI VIS PACEM, COLE IUSTITIAM
Se vuoi la pace, cura l'imparzialità.

Riepilogo vent'anni dopo

Si trattava d'un caso originale analizzato dall'autore. Nomi e dati d'identificazione come la localizzazione sono protetti dalla discrezione professionale. L'inoltro del referto all'ufficio di tutoria venne impedito dall'assistente sociale responsabile. Il rapporto non era destinato alla pubblicazione durante l'attualità del caso. Prognosi facili non sono state fatte.

A 20 anni di distanza dalla chiusura del rapporto risulta il consolidamento caratteriale dei soggetti secondo le solite norme. Gli adulti hanno perseguito le loro carriere professionali senza scandali pubblici, dunque "con successo".

Il soggetto della loro attività, il protagonista principale, ha concluso il suo tirocinio di venditore con il diploma, secondo le aspettative di sua madre.

Un assoggetto di posizione minore si è fatta notare per reati di piccole irregolarità di possesso e danneggiamento, ma più a colpa di lacune mentali che per l'umiliazione subita dall'educazione.

Un elemento di spicco della dinamica descritta raggiunse il titolo accademico degli alti studi in tempi normali.

Che queste condizioni creano obbligatamente persone particolarmente corrotte d'una parte e persone socialmente fallite dell'altra, non risulta di questa ricerca, cade però all'occhio, che le tendenze caratteriali si manifestano già col comportamento di gioco all'età dell'infanzia. Sembra che queste siano preliminarmente indotte dalla cultura della famiglia e non tramite l'intervento educativo dell'istruzione scolastica.

La conclusione indotta dice che la casistica qui presentata non è eccezionale e dunque da considerarsi come esempio della normalità.

Dobbiamo dedurre che questa realtà sia l'etica comune della nostra civiltà?