Rassegna Stampa

 

.....Al pianoforte c'era Carlo Balzaretti, che rappresenta uno dei pochi esseri mai noiosi e sempre fragranti di intelligenza che allignino nel buon concertismo italiano.

Lorenzo Arruga "Il Giorno" Febbraio 1992

 

.....Le grandi scale, le difficoltà quasi vertiginose dell'ultimo tempo dell' op.120 di Schubert, hanno offerto un ottimo esempio delle possibilità di questo giovane pianista , che abbiamo ieri riascoltato molto volentieri e che mostra una maturazione interpretativa di ottimo rilievo.

Luigi Fertonani "Brescia Oggi" 16-11-1992

 

.....Il giovane pianista Carlo Balzaretti ha dimostrato ancora una volta le sue eccezionali capacità interpretative.

Francesco M. della Ciana

"Corriere dell'Umbria" 22-12-1992.

 

(Mozart: Concerto Kv.488)...Balzaretti ha imposto una maturità suasiva e perfino già inquieta.

Angelo Foletto, "la Repubblica"

18 marzo 1993

 

...e infine un pianista, Carlo Balzaretti, che calza Mozart come un guanto e che nel Kv.488 ha toccato le corde più liriche ed espressive.

Carla Moreni, "il Giorno"

21 marzo 1993

 

......Le pagine spagnole sono di certo servite a meraviglia a porre in luce i talenti eccezionali del Balzaretti: in lui é morbidezza e lucentezza di tocco; potenza di sonorità, tuttavia controllate e dominate; grande sicurezza e naturalezza di portamento; tecnica invidiabile. Sue sono anche la maturità d'interpretazione e la irresistibile comunicativa col pubblico

M.Dellaborra,"La Provincia Pavese"

 

.....Balzaretti secondo noi si inserisce a buon diritto in questa nuova corrente interpretativa che trova l'archetipo nel glorioso pianismo degli anni '30 e '40 dei Rachmaninoff, dei Cortot, dei Rubistein e Horowitz.

Alberto Spano.

 

....Balzaretti, con la sua freschezza pensosa e la fluida scioltezza tecnica, ne è stato interprete ideale e applauditissimo (F.X.Mozart: concerto per pianoforte e orchestra in do magg).

Franca Cella: Corriere della Sera 8/4/1991.

 

 

 

....Questo giovane pianista milanese alle ottime qualità musicali, unisce una forte e precisa personalità. Crea un perfetto dialogo con il suo strumento e mai nessuna frase viene lasciata al caso. Interessante la cadenza composta da Lui stesso.

Gabriella Mazzola: La Notte 8/4/1991.

 

 

 

....L'Arabesk op. 18 e il Carnaval di Vienna op. 26 sono state interpretate con rara maestria di tocco, approfondita e brillante emotività e raggiungendo un pathos eccezionale, con una tecnica mai fine a se stessa; ma trattata con raffinata eleganza.

Sanremo , 10 maggio 1992

 

....Piccolo ed esile com'è parrebbe neppure in grado di scaturire tanta forza, ma Carlo Balzaretti suona come concertista da circa una decina d'anni, possiede una musicalità compiuta in grado già di penetrare il Brahms della sonata op.78 con una morbidezza di suono che avvolge e impasta la materia sonora con la sensibilità e la capienza del preciso pianista, una virtù' precoce in un giovanissimo come lui.

..... Il bis concesso svelava pure un Balzaretti compositore, al quale evidentemente piace il tardo lirismo francese, poteva essere Fauré. Una personalità curiosa ed intelligente, un musicista completo per un età cosi', pare quasi uno scherzo, ha dell'incredibile.

Walter Bettinelli "L'Eco di Bergamo" 29-9-'90

 pianoforte di Horowitz (1994)

"pianoforte di Horowitz"concerto tenuto alla Sala Greppi di Bergamo il 5 nov.1994. ....." Balzaretti è anche pianista che, lasciato libero di espandere tutta la sua esuberante carica comunicativa e le inequivocabili doti di un pianismo estremamente estroverso e partecipe, sa trarre dalle pagine accostate risposte interpretative di affascinante vigore e spesso di geniale forza evocatrice." .... " Nessuno pretendeva di riascoltare da quel pianoforte una sorta di riproposizione dell'arte interpretativa di Horowitz; ma tutti hanno potuto ascoltare quel pianoforte valorizzato in tutte le sue esclusive risorse timbriche e sonore, messo al servizio di un programma arduo ed estremamente poliedrico (intelligentemente ripensato nello stile del grande pianista russo) e di un pianista capace di imporsi all'attenzione del pubblico per le proprie indiscutibili doti e con l'autorevolezza di un pianismo non anonimo e non condizionato da alcun timore reverenziale, né minimamente plagiato dal facile richiamo a questo mitico riferimento".

"Eco di Bergamo, 8 nov.'94 G. Gonella.

 

"...Balzaretti ha una natura musicale invidiabilissima: quando siede al pianoforte fa esattamente quello che noi vorremmo da un pianista in qualunque momento della vita: mostra di godere profondamente la musica che interpreta e la offre con contagiosissima naturalezza, forte di una tecnica sciolta e cristallina, sempre più calibrata e sempre più fantasiosa.

...ha finito suonando una serie di bis, tra cui Gershwin, spostando armonie a vista, con leggerezza e imprevedibilità (stile Keyth Balzarett), tutto come se stesse trovando al momento le soluzioni, che sembrano invece troppo coerenti per non essere state anche lungamente pensate". Lorenzo Arruga, "Il Giorno" 2 sett.1995

 

"... tastiera limpida, fluida, espressiva quella di C. Balzaretti che rivela una salda impostazione classica. ...Nelle pagine spagnole il pianista ha offerto sonorità corpose e vibranti e una interpretazione sensibile e accorta".

(Concerto al Lyceum di Catania) Elvira Ursino " La Sicilia", 4-5-1998

 

"...Dobbiamo a C. Balzaretti questa acuta interpretazione...il suono sempre convincente, la grande tecnica, la raffinatezza e la duttilità del fraseggio lo fanno personaggio di assoluta presa..."

E.V.A. "Il Giorno", 16-1-1999

 

"...Balzaretti ha rivelato grandi qualità comunicative, saldamente supportate da una tecnica invidiabile, dalla capacità di piegare il pianoforte alle diverse esigenze espressive e interpretative, da un entusiasmo che trapela dal suo modo di rapportarsi con il suo strumento, con il pubblico e con gli autori affrontati. Capace di saltare dal Settecento al Novecento senza perdere lucidità interpretativa e stilista, Balzaretti ha regalato momenti di grande intensità e suggestione confermandosi un pianista di grande talento...Balzaretti si è avvalso della capacità di ottenere dal pianoforte una ricchezza timbrica e dinamica davvero sorprendenti. E il pubblico è rimasto affascinato e entusiasta". Roberto Zambonini, "La Provincia", 14-1-1999


Catania, 16 nov. '00. Recital al "Lyceum"

 

"Ha profuso impegno espressivo ed eleganza nel gesto il pianista milanese Carlo Balzaretti, protagonista del concerto inaugurale…

Appare composito lo stile di Balzaretti, impegnato con successo nel settore del concertismo internazionale, nonché su quello compositivo e didattico, e con alle spalle una solida formazione tecnica. Ciò si evinceva, per l'occasione, dall'Omaggio al Mediterraneo che il giovane pianista offriva, nel suo linguaggio terso e acuto nello scatto, trascorrendo da Scarlatti a De Falla, attraverso un repertorio d'effetto, sui convinti applausi del folto pubblico.

…nelle Mazurche di Chopin, d'intrinseca forza comuinicativa, Balzaretti riponeva un tocco sensibile, come nel cospicuo bis dei Valzer, a grande richiesta.

Parte di spicco quella spagnola, dopo l'intimismo miniaturistico di Mompou, con lo scoppiettante incedere di Albeniz e De Falla, d'intarsio ritmico preponderante, nel convergere in Balzaretti un interprete di estrema e lucida determinazione. Anna Rita Fontana, "Giornale di Sicilia" 15-11-00

 

"… il tocco di Balzaretti, ora dalla frase appena sussurrata ora dagli accordi potentissimi, la sua tecnica salda, la sua adesione emotiva e intellettiva non potevano non conquistare il numeroso pubblico. Scroscianti gli applausi". Alice Aliva, "La Sicilia", 21-11-00

 


  Lunedì 22 Aprile 2002

"BresciaOggi"-L.Fertonani

 

Al concerto per l'Università statale

Brahms incanta grazie all'orchestra del Conservatorio

 

"Regnava una gran confusione all'ingresso del teatro Sociale, in occasione del concerto inaugurale dell'Anno Accademico dell'Università degli Studi di Brescia in collaborazione col nostro Conservatorio "Luca Marenzio": una gran folla s'era radunata infatti per ascoltare l'Orchestra del Conservatorio stesso guidata da Marco Longhini e con la partecipazione solistica al pianoforte di Carlo Balzaretti. Tutti gli invitati e gli appassionati sono alla fine riusciti a trovar posto a sedere e la serata è subito iniziata con l'«Ouverture Accademica op. 80» di Johannes Brahms, coronata alla fine dal celebre «Gaudeamus igitur», da secoli e secoli famoso inno dei goliardi. Ottimo risalto ha avuto subito dopo Carlo Balzaretti, che abbiamo riascoltato ancora una volta con grande piacere nel «Concerto in re maggiore Hob. XVIII:11» di Franz Joseph Haydn, grazie alla sua grande disinvoltura anche nei tempi veloci, specialmente nell'Allegro assai del «Rondò all'ungherese» finale. Ma, al di là della notevole prova di Balzaretti al pianoforte, la nostra curiosità era rivolta soprattutto al brano cui era riservato il secondo tempo della serata ..."

 

Precisione tecnica, scioltezza e musicalità del flautista Carbotta con il pianista Balzaretti

Mario Conter

Un eccellente duo formato dal flautista Mario Carbotta e dal pianista Carlo Balzaretti ha tenuto venerdì scorso un bellissimo concerto nell’Aula Magna del Seminario vescovile in via Bollani per iniziativa dell’Associazione Santa Cecilia. Non conoscevamo il flautista, ancor giovane, che si è rivelato uno strumentista con tutte le carte in regola, dal suono vibrato alla precisione e scioltezza tecnica, alla musicalità spiccata. Ha impressionato con le sue doti fuori dal comune, mentre il pianista, docente al conservatorio «Luca Marenzio», dava dimostrazione della sua maestria esecutiva nel rispetto scrupoloso delle proporzioni. Con il suono del flauto solista non è facilmente raggiungibile la discrezione del pianoforte. Il duo ha presentato un programma che usciva dagli schemi soliti: due Sonate piacevoli e scorrevoli di Donizetti dicevano già abbastanza sulla spigliatezza degli interpreti; seguiva un breve pezzo dello stesso Balzaretti intitolato «Donizettiana», vagamente ispirato alle formule cameristiche del grande operista bergamasco, poi cinque pezzi di Nino Rota, del quale non si può che rilevare lo spirito sempre acuto in una modernità moderata ma significativa, e in queste paginette posta al servizio di un marcato senso ironico o gioioso o grottesco. Indi Poulenc con la sua famosa Sonata per flauto e pianoforte, scanzonata e pungente, con una Cantilène meno originale rispetto al resto, fra i due tempi estremi. Infine la sbrigliata e cattivante «Fantasia» sulla Carmen di Bizet di Borne ha travolto il buon pubblico presente, al quale Carbotta e Balzaretti hanno concesso ben tre bis con un brano di Maria Teresa von Paradis (del tempo di Mozart), uno di Mulé e il terzo di Rossini.


“…ma veniamo al concerto conclusivo della rassegna, tenutosi venerdì scorso. Il pianista milanese Carlo Balzaretti ha affrontato e proposto alcune pagine create da quel ristretto gruppo di compositori francesi che ha dato vita ad un sodalizio passato alla storia come “Les Six“: Auric, Durey, Honegger, Milhaud, Poulenc e Tailleferre. Un sodalizio curioso, ricco di spunti e provocazioni, innovativo e, nello stesso tempo, provinciale, che costituirà un'avanguardia musicale capace, per qualche anno (grosso modo dal 1918 al 1925) di mettere in discussione la grande tradizione musicale francese e tedesca ma che non sopravvivrà alla morte di Debussy, di Satie e di Ravel. Il concerto del bravo Balzaretti è proprio iniziato con tre pagine di Satie (Gymnopedie n.1; Gnossienne n.1; Je te veux), il musicista non annoverato tra i Sei, eppure vero ispiratore e animatore di questo cenacolo artistico. Dobbiamo premettere che l'esecuzione della musica pianistica di Satie, come quella dei Sei, presenta non poche difficoltà; non solo per l'ambiguità provocata dalla presenza di riferimenti mutuati, per esempio, dal jazz, ma perché saltano molte delle regole tradizionali della composizione classica: spesso scompaiono le alterazioni in chiave e la divisione delle battute, le armonie perdono un unico centro tonale, si introducono ripetizioni, le dissonanze stesse non seguono i canoni della tradizione, le melodie divengono diatoniche, gli accordi trasformano spesso in grumi di note. Ma non basta: tutta questa musica è pervasa da ironia, desiderio di divertire eppure di provocare, di demistificare e svilire eppure di rivalutare, di rotture clamorose con la tradizione tedesca ma anche con l'impressionismo francese, di improvvisi cambiamenti di umore. Allora, la sua esecuzione e interpretazione richiedono la capacità di giocare e di mettersi in gioco, di essere seriosi e accorati insieme, di non prendersi troppo sul serio, di divertire e divertirsi. Ebbene, Balzaretti, un pianista curioso, che in questi anni si è ricavato un suo spazio nell'affollato mondo del concertismo pianistico, proprio scegliendo o inventandosi repertori particolari, ha saputo, soprattutto con Satie, cogliere queste ambivalenze e farsi interprete di questa molteplicità di sentimenti e intenti che caratterizzano questo repertorio. Ora accorato e serioso, ora scanzonato e leggero, ora in punta di dita, ora sprofondato a piene mani nella tastiera, Balzaretti ha fatto rivivere le contraddizioni e le ricchezze che si annidano nell'apparente semplicità e banalità della musica di Satie e dei Sei. L'aver poi proposto, come bis, un notturno di Chopin e Arabeske di Schumann, ha consentito a Balzaretti di mettere in evidenza proprio quelle novità e intuizioni che appartengono ai Sei di contro a quel mondo musicale ben rappresentato dalla tradizione tedesca. Applausi meritati”. Roberto Zambonini, Provincia di Lecco 9 aprile ‘03



 


 

Recensioni sul compact disc

"Album des 6, un pianoforte tra Verlaine e Cocteau"

 

 

Carlo Balzaretti dimostra di essere uno dei più validi pianisti italiani in circolazione e la luce manetiana con cui accende queste note è frutto di un puro esercizio di stile.

Mario Chiodetti, La Prealpina, marzo 1994.

 

....Il pianismo di Balzaretti è scolpito, il fraseggio inciso, l'idea del suono piena e netta . Un modo di pensare il tono di questo pianismo francese che esce da un esercizio intelligente di critica, da una scelta di privilegio strutturale, che pare squisitamente autonoma anche rispetto a celebrati punti di riferimento discografici tra i quali, per tutti, Pascal Rogé e Aldo Ciccolini.

Roberto Verti, "Il Giornale della Musica", giugno 1994